Lo psicodramma che si è svolto oggi al Senato, tra liste di “traditori” PDL, lacrime di dissidenti M5S, annunci di nuovi gruppi, conteggi altalenanti, ansie PD, mercati finanziari in fibrillazione, ha confermato senza ombra di dubbio una verità: Berlusconi è il padre-padrone-finanziatore della destra  italiana. Aveva deciso lui chi candidare alle elezioni e quelli/e sono stati eletti/e; ha voluto il governo delle larghe intese e poi ha deciso di sfiduciarlo, per poi fare improvvisamente dietrofront ordinando alla truppa di votare a favore; aveva scelto lui i ministri e lui ha deciso di farli dimettere senza neppure consultarli; aveva scelto Alfano come “delfino” e lui ha scelto di deporlo e rinnegarlo.

I vari Verdini, Santanchè, Brunetta, Capezzone, Bondi & C. non sono stati altro, in questi anni, che dei valletti di volta in volta osannanti verso il Capo, aggressivi verso gli avversari, sprezzanti verso la stampa non amica, ma sempre con lo sguardo rivolto a Lui, al suo annuire o alla sua contrarietà, attendendo il suo plauso o temendo il suo rimbrotto.

Oggi c’è stata la rivolta degli schiavi. 25 avevano annunciato di votare in difformità dagli ordini, con in prima fila il Segretario del PDL Alfano e gli altri ministri. In 6 non hanno partecipato al voto in favore del Governo, primo fra tutti Sandro Bondi, per una volta apparso sincero e dignitoso, lui che scriveva le poesie per il Capo, come si faceva nei regimi totalitari:«Zanda fa bene a trattarci con un tale disprezzo ha detto rivolgendosi al capogruppo PD – Io sono una persona perbene e non mi unisco a una tale compagnia». Dove non si capisce se la compagnia da evitare erano i “traditori” o quelli che hanno ubbidito ciecamente a Berlusconi.

E adesso che succederà? Emerge una esigenza non più comprimibile e urgente: il bisogno di un partito di centrodestra democratica, non “proprietà” di qualcuno che decide tutto, dai candidati alla linea politica più contraddittoria che si sia mai avuta in Italia. Un partito conservatore che faccia del mercato e della libertà da ogni conflitto di interessi la sua religione; del dibattito democratico interno e del coinvolgimento dei cittadini nella scelta delle candidature la sua regola; della morale pubblica e del rigore dei conti la sua cifra.

Farà bene al Paese e alla sua vita democratica. E anche agli avversari di centrosinistra, ai quali appartiene chi scrive.

a cura di Antonio Longo

Data pubblicazione: 02 ottobre 2013

 

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