In media un branzino di piccola pezzatura (non oltre i 2 chili ) può costare dai 25 ai 35 euro al chilo, se di provenienza italiana. La provenienza estera (ma comunque Mediterranea, come nel caso delle spigole di mare francesi), costa un po’ di meno, fino a un massimo di 30 euro al chilo. I prezzi lievitano per esemplari più grandi e più rari. Una spigola tra i 2 e i 4 chili di mare italiana costa tra le 40 e le 50 euro al chilo.

Secondo di dati della rilevazione svolta dal Movimento Difesa del Cittadino e dal Codacons, nell’ambito del progetto Famiglie&Consumi, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nella città di Roma il prezzo più alto per un branzino pescato è stato riscontrato presso la Grande Distribuzione con un costo di 30 euro, contro le 28 della pescheria e 25 euro del mercato rionale, che si conferma ancora una volta il canale di distribuzione più economico. Se si dovesse invece scegliere per una prodotto da acquacoltura i prezzi calano notevolmente: presso il supermercato una spigola allevata costa 11,40 euro e solo 10 euro nel mercato rionale. Il prezzo più alto è stato registrato invece nel negozio al dettaglio con 14 euro sul cartellino.

Insomma, acquistare un prodotto da acquacoltura è un vero e proprio risparmio economico. Ma in termini nutrizionali? Il pesce di allevamento può essere un po’ più grasso di quello pescato – si legge sul sito Sapermangiaremobi dell’Inran (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) – in acque libere e potrebbe avere un contenuto differente, ma sempre elevato, dei preziosi grassi del tipo omega 3 nelle sue carni, perché la loro presenza dipende dal tipo di alimentazione del pesce. I pesci liberi, infatti, si nutrono, a seconda della specie, di plancton o di altri pesci, che contengono omega 3; i pesci di allevamento, invece, vengono nutriti con mangimi, e quindi la presenza di omega 3 nei pesci di allevamento dipenderà dal loro contenuto nei mangimi utilizzati. La qualità del pesce di allevamento è elevata dal punto di vista nutrizionale, ma può esserlo meno da quello delle caratteristiche organolettiche, ad esempio la consistenza delle carni.

Data pubblicazione: 06 giugno 2013