Dopo la risposta di Conad sulla petizione promossa dal nostro sito su Change.org, per invitare le catene di supermercati a non esporre dolci e snack in prossimità delle casse dei supermercati (oltre 13.400 adesioni), pubblichiamo una nota inviata da Maurizio Zucchi direttore qualità di Coop Italia.

 Gentile redazione de Il Fatto Alimentare,

in merito alla posizione sollecitata sul tema degli snack alle casse dei supermercati, ci preme sottolineare che il tempo fino ad ora trascorso ha motivazioni precise e non siamo fra le catene distributive che stanno tentando di glissare l’argomento. Intanto la proposta da voi avanzata tocca un argomento cruciale, sul quale Coop è fortemente impegnato da 30 anni. Il tema della corretta alimentazione e il contrasto verso l’epidemia di sovrappeso e obesità vengono da noi affrontati lungo due direttrici principali d’azione: l’educazione alimentare verso i bambini e gli adulti, nonché l’intervento sulla formulazione dei prodotti a marchio Coop.

Sul primo filone vogliamo citare le campagne di sensibilizzazione che Coop ha fatto in partnership con autorevoli Enti scientifici, i percorsi didattici nelle scuole che in un anno coinvolgono 14.000 classi, l’etichettatura nutrizionale che diverrà obbligatoria per legge nel 2016 e che noi applichiamo volontariamente dal 1979.

Sul secondo filone ricordiamo l’eliminazione dei grassi idrogenati, la riduzione di quelli tropicali, i prodotti con meno sale e meno zucchero, due linee di prodotti ad hoc per i neonati ed i bambini con ricette che seguono linee guida dettate dalla comunità scientifica. Vi ricordiamo anche che siamo stati i primi a vietare la vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni. Dunque la vostra iniziativa che invita a eliminare la vendita degli snack alle casse non intendiamo “liquidarla” ricorrendo a motivazioni pretestuose. Abbiamo quindi avviato uno studio che non valuti soltanto gli impatti economici di questa eventuale decisione, ma che approfondisca bene le motivazioni che la dovrebbero supportare e i benefici attesi.

La questione non è così semplice come potrebbe apparire e ti forniamo alcuni primi elementi, certo non ancora organici, sui quali riflettere. Intanto a noi risulta che gli acquirenti d’impulso alle casse siano al 90% adulti non accompagnati da figli; inoltre le vendite in peso alle casse di snack – essendo monoporzioni – sono una quantità estremamente bassa rispetto a quelle fatte con i multipack a scaffale. Ci risulta che la decisione presa da Tesco e Lidl non verrà estesa agli altri Paesi di loro presenza, ma riguardi solo l’Inghilterra dove il consumo medio annuo di prodotti dolciari è il triplo dell’Italia; vi segnaliamo – più in generale – che questi consumi nel nostro paese si attestano alla metà della media europea e precisamente 3,4 kg contro 6,9. Forse tutte le battaglie per una dieta equilibrata in Italia qualche risultato l’hanno ottenuto (per inciso, meno per quello che riguarda l’incremento dell’attività fisica, altro nodo cruciale del problema e della sua possibile attenuazione).

Il mondo scientifico non segnala nessuna posizione ufficiale che sostenga questa iniziativa nell’elenco delle proposte utili a contrastare il fenomeno del sovrappeso/obesità.
Stiamo anche sentendo il mondo scientifico che al momento non ci segnala nessuna posizione ufficiale che sostenga questa iniziativa nell’elenco delle proposte utili a contrastare il fenomeno del sovrappeso/obesità. Infine intendiamo realizzare un focus analitico sulle caratteristiche dei prodotti che stiamo effettivamente vendendo alle casse, perché ci vuole cautela prima di liquidarli come “junk foods”. Ripetiamo siamo in Italia e non all’estero, monoporzioni e non quantità che possano squilibrare una dieta, ricette che in questi anni – anche grazie alle pressioni esercitate verso i produttori – si sono modificate in un senso nutrizionalmente meno squilibrato.

Dunque argomento complesso che merita di essere sollevato, ma anche adeguatamente approfondito. Ad una prima valutazione riteniamo che sia molto più efficace e produttivo per ridurre l’obesità operare con ancora maggiore impegno sulla corretta educazione alimentare, sulla informazione nutrizionale nei punti di vendita e sull’evoluzione positiva dei prodotti nostri e dei fornitori.

Maurizio Zucchi, direttore qualità Coop Italia

Ringrazio Coop per avere risposto al nostro appello, siamo d’accordo con Zucchi quando dice che togliere i dolci e gli snack dalle casse dei supermercati non risolve il problema dell’obesità dei bambini. Lo scopo della nostra petizione è infatti quello di abolire questa forma di marketing aggressivo e inaccettabile verso i più piccoli. Si tratta di una motivazione già condivisa da altre catene di supermercati all’estero come Lidl e Tesco, come sottolinea Zucchi. Per dovere di cronaca va ricordato che anche la catena di supermercati francesi Leclerc attua questa scelta, visto che da anni ha eliminato snack e dolci dagli scaffali posti in prossimità delle casse.

Un altro aspetto da sottolineare è che quasi tutte le catene di supermercati affidano gli scaffali situati davanti alle casse a fronte del pagamento di una quota variabile di circa 1.000 euro l’anno per ogni postazione. Con questi costi solo le grandi aziende possono permettersi il posizionamento a discapito di altri prodotti venduti da aziende più piccole.

Nei prossimi giorni dovrebbe arrivare la riposta alla vicenda di NaturaSì che, pur non adottando questo schema di promozione alle avancasse, ci ha promesso una nota sull’argomento. È altresì doveroso registrare il silenzio di catene come: Auchan, Carrefour, Iper, Esselunga… che hanno ignorato il problema dimostrando una scarsa sensibilità verso i clienti e un grosso interesse verso i facili guadagni garantiti dalle aziende che pagano centinaia di migliaia di euro ogni anno per occupare lo spazio prezioso delle avancasse e vendere junk food.

Roberto La Pira

Fonte: IlFattoAlimentare

Data pubblicazione: 23 luglio 2014