La Commissione dell’Unione Europea ha inviato una diffida all’Italia per chiedere la fine del divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari previsto da una legge nazionale del 1974. Lo rende noto la Coldiretti nel denunciare i contenuti della lettera di costituzione in mora appena inviata dal Segretariato generale della Commissione Europea alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione Europea sull’infrazione n.4170.

Dal 11 aprile del 1974 con la legge n. 138, l’Italia ha deciso di vietare l’utilizzo di polvere di latte per produrre formaggi, yogurt e latte alimentare ai caseifici situati sul territorio nazionale. Come fa sapere la Commissione europea stessa tutto ha origine da un reclamo da parte di una sezione dell’industria casearia italiana che sostiene di essere stata penalizzata da una legge italiana. In risposta al reclamo, nel Maggio 2015, la Commissione ha scritto alle autorità italiane, chiedendo chiarimenti e avviando una indagine. Ad oggi, le autorità italiane non hanno ancora risposto alla lettera della Commissione. Si specifica che l’indagine in corso non è legata alla qualità dei prodotti, ma piuttosto alle regole che disciplinano il mercato unico europeo.

La paura di una ribasso della qualità delle nostre specialità italiane non deve però riguardare le denominazioni geografiche come le (IGP, DOP, STG) “non sono interessate dall’indagine, dal momento che la politica europea sulla qualità dei prodotti fornisce una specifica normativa per la loro produzione”, precisa la Ue.

Precisazione sottolineata anche dal Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina: “È importante ribadire che non sono interessati da questa vicenda i nostri grandi formaggi Dop”: “Difenderemo fino in fondo la qualità del sistema lattiero caseario italiano e la trasparenza delle informazioni da dare ai consumatori – incalza il Ministro – Ribadiremo alla Commissione europea la necessità di un intervento più approfondito sull’etichettatura del latte, che sappia rispondere meglio alle esigenze dei nostri produttori soprattutto dopo la fine del regime delle quote. Non siamo disposti a fare passi indietro su questi principi”. Anche i Consumatori lamentano le priorità commerciali di Bruxelles: “La norma non era un vezzo italiano – afferma Codici – né tanto meno uno strumento masochista per arrestare la crescita e i profitti delle industrie casearie. L’obiettivo chiaro era quello di tutelare la genuinità e l’originalità delle centinaia di eccellenze che la produzione artigiana o meno tramanda nella Penisola da secoli”.

Fonte: HelpConsumatori

Data pubblicazione: 01 luglio 2015