Tassare le bevande zuccherate porta ad effettuare scelte più salutari a tavola? Ci sono varie sperimentazioni e arrivano i primi studi e con essi i primi risultati . E’ stata effettuata una ricerca in merito da parte dell’Università di Amsterdam e pubblicata sulla rivista Appetite. Lo studio è stato realizzato con lo scopo di esaminare gli effetti di un aumento dei prezzi su bevande zuccherate e snack utilizzando un disegno randomizzato controllato all’interno di un supermercato web-based tridimensionale.  La prova conteneva due condizioni: una sperimentale con una tassa del 19% sui tali bevande (per riflettere un aumento dell’imposta sul valore aggiunto olandese dal 6% al 19%); ed una condizione di controllo con prezzi normali. I partecipanti randomizzati sono stati 102 e i generi alimentari acquistati in un’unica occasione in un supermercato virtuale tridimensionale.  I dati sono stati analizzati usando t-test indipendenti e analisi di regressione.

Quali sono stati, dunque, i risultati? L’aumento dei prezzi del 12% è diminuito significativamente circa gli acquisti di bevande zuccherate da 0,9 L a famiglia in una settimana. Tale risultato non ha inciso sugli acquisti riguardanti altre categorie. Questo significa che l’aliquota IVA più elevata è stata efficace nel ridurre gli acquisti di bevande zuccherate e non ha avuto effetti collaterali negativi.

Studi inglesi, delle Università di Oxford, hanno dimostrato che un eventuale incremento di prezzi su tali bevande sarebbe funzionale allo scopo prefissato, se l’imposta unica risultasse abbastanza elevata, tanto da scoraggiare negli acquisti. Inoltre, sul British Medical Journal è stato riportato che ci sarebbero addirittura 320 milioni di euro in più a disposizione delle casse sanitarie britanniche che potrebbe ro essere impiegati in promozioni di alimenti non nocivi, dunque sani, frutta e verdura in particolar modo. Campagne, quindi, di sana alimentazione rivolte soprattutto ai ragazzi che hanno un debole nei confronti delle bevande zuccherate.

In merito all’argomento, in Francia è stata adottata la “soda tax”, seppur minima, che  a quanto pare va ad incrementare maggiormente le entrate fiscali senza incidere in maniera determinante sui consumi. Ma al tema della tassazione non è rimasta indifferente nemmeno la città di San Francisco, dove l’attenzione è sempre viva, favorendo come soluzione l’attività fisica.

A cura di Annalisa Ucci

 

Data pubblicazione: 24 aprile 2014