“Finalmente basta rapine ai clienti che intendono cambiare operatore telefonico” questo il parere del Movimento Difesa del Cittadino dopo che l’AGCOM ha finalmente approvato le nuove Linee Guida sulle modalità̀ di dismissione e trasferimento dell’utenza nei contratti per adesione (Del. 487/18/CONS). Da mesi l’Associazione di consumatori attendeva che fossero finalmente attuate le disposizioni contenute nell’ultima Legge concorrenza 2017, secondo cui andavano vietate “spese non giustificate da costi degli operatori” e soprattutto le spese di recesso devono essere “commisurate al valore del contratto e ai costi reali sopportati dall’azienda, ovvero ai costi sostenuti per dismettere la linea telefonica o trasferire il servizio” e  che gli eventuali costi per il recesso anticipato devono essere “equi e proporzionati al valore del contratto e alla durata residua della promozione offerta”.

<<Con le nuove regole valide per la telefonia e le pay tv sarà molto difficile vessare  i clienti con costi di disattivazione che l’Autorità ha verificato essere farlocchi >> dichiara senza mezzi termini il Presidente Nazionale del Movimento Francesco Luongo, che ricorda, in proposito, quanto chiarito da Agcom secondo cui gli utenti sostengono una spesa superiore ai costi sostenuti dagli operatori, alla quale si va ad aggiungere anche la restituzione degli importi promozionati in caso di recesso anticipato dal contratto.

E sempre gli operatori, in caso di recesso, imputano agli utenti, oltre al costo per la disattivazione del servizio, anche gli importi promozionati sui canoni periodici, sugli apparati forniti, sui costi di attivazione dei servizi e degli apparati;

Sono proprio gli elevatissimi costi del cambio di compagnia (switching cost), spesso nascosti o collegati a promozioni o canoni di apparati come il modem router, a costringere milioni di utenti a restare imprigionati in un contratto ed a non poter approfittare di offerte migliori.

L’associazione di consumatori ricorda quindi che dal 1° gennaio 2019:

  • tutte le società telefoniche e di pay tv potranno applicare un costo per la disdetta (oggi dai 40 ai 60 euro) non superiore al canone pari a circa 20-30 euro;
  • in caso il recesso del cliente avvenga prima dei 24 mesi le società non potranno richiedere indietro anche gli sconti applicati con conseguenti conguagli;
  • l’obbligo di continuare a rateizzare, anche dopo il cambio di operatore, i costi dei tanti prodotti e servizi spesso inseriti in bolletta come il modem, i costi del cellulare o gli interventi tecnici resi obbligatori da alcune società, evitando che vengano richieste in un’unica soluzione;
  • i ratei di beni e servizi accessori al contratto non dovranno superare i 24 mesi.

Regole certe e maggiore trasparenza sui costi, sulla cui effettiva applicazione il Movimento e la sua rete di sedi intendono vigilare affinché ne sia garantito il rispetto da parte delle compagnie e soprattutto la conoscenza da parte dei milioni di consumatori della telefonia.

Data pubblicazione: 03 novembre 2018

 

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