Il Movimento Difesa del Cittadino torna sul caso delle   299mila carte di identità digitali valide per l’espatrio difettose distribuite ai Comuni,  tra ottobre del 2017 e febbraio del 2018, contestando la assoluta mancanza di notizie ai cittadini interessati, che nulla avrebbero saputo se il caso non fosse emerso sulla stampa grazie all’Anci.

L’associazione di consumatori contesta in particolare l’atteggiamento finalizzato a minimizzare l’accaduto da parte del Poligrafico dello Stato, che ha emesso un comunicato stampa in cui si rassicurava l’avvio di tutte le procedure previste a livello nazionale ed internazionale per la corretta gestione di questi documenti, in caso di attraversamento di frontiere (nel caso di CIE valide per l’espatrio).

<<Anche se si tratta solo di dati secondari memorizzati in modo errato sul chip come la data di emissione del documento, pagato comunque dai cittadini € 16,79 (oltre i diritti fissi e di segreteria dove previsti), resta comunque difettoso; in assenza di comunicazioni ufficiali da parte dei Comuni coinvolti, le rassicurazioni dell’Istituto circa la gratuità delle sostituzioni entro 12 mesi sono del tutto insufficienti e comunque questa operazione avrà un costo che speriamo non sia ribaltato sui contribuenti>>. Questo il parere del Presidente del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo secondo cui <<neppure è chiaro se la difettosità delle carte comporti o meno l’impossibilità di richiedere l’identità digitale presso uno degli Identity provider accreditati presso il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) con i suoi tanti servizi>>.

Il flop fa il paio con l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente. Il progetto, annunciato 3 anni fa di un unico grande data center che avrebbe dovuto connettere entro la fine del 2016 tutti i comuni italiani, sembra svanito nel nulla o quasi con solo 172 Comuni su 8000 che vi hanno aderito.

MDC conclude come, al contrario, vada a gonfie vele la notifica della cartelle esattoriali, anche prive di firma digitale, a tutti coloro che hanno attivato la PEC come previsto dalla legge, ovvero utilizzino il domicilio digitale collegato allo SPID; evidentemente la digitalizzazione in Italia serve solo al Fisco.

Data pubblicazione: 22 maggio 2018

 

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