Nell’ambito domestico, le scelte che l’individuo può fare sono varie: dal corretto utilizzo degli apparecchi elettrici, alla differenziazione dei rifiuti fino al corretto utilizzo dei riscaldamenti. Ma iniziare dalla ristrutturazione di una casa secondo  criteri di sostenibilità ambientale è il punto di partenza!

Nella puntata di ieri di , Il consumatore sostenibile su Radio Latte e Miele, Silvia Biasotto e Vicky Mangone hanno parlato di diverse soluzioni per le abitazioni “verdi”. Scopriamole insieme!

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Ristrutturare casa mettendo una caldaia a condensazione e riscaldamento a pavimento
Dal punto di vista tecnico, sia le caldaie standard che quelle a condensazione hanno gli stessi principi base di funzionamento. Confrontando due caldaie, naturalmente a parità di potenza, di combustibile utilizzato e di condizioni di utilizzo, la più efficiente dal punto di vista energetico sarà quella in grado di trasmettere una maggiore quantità di calore al fluido termovettore e quindi agli ambienti da riscaldare.
Nelle caldaie standard i bruciatori espellono una grande quantità di fumi prodotti dalla combustione, che inquinano e fuoriescono a temperature molto alte (dell’ordine dei 100°C) sprecando all’esterno dell’edificio una gran quantità di calore.
Nelle caldaie a condensazione, invece, i fumi prima di essere espulsi all’esterno della caldaia vengono convogliati in uno scambiatore di calore, all’interno del quale il vapore acqueo condensa a seguito del raffreddamento (circa 80 °C), per cui i fumi fuoriescono a temperature molto più basse rispetto ad una caldaia standard. La condensazione dei fumi permette di recuperare un’aliquota di calore che altrimenti sarebbe persa, il calore latente di condensazione, ossia quello ceduto dai fumi durante il passaggio da vapore a liquido dell’acqua che contengono.
Il riscaldamento a pavimento non è più una novità, certo, soprattutto per quanto riguarda le nuove costruzioni. Per le ristrutturazioni ci sono ancora delle riserve che non riguardano né la reale efficienza di una tipologia di riscaldamento di questo tipo, né tanto meno le varie tecniche da poter adottare per mettere in opera un sistema del genere, giacché tutte sono ormai testate e perfettamente in grado di soddisfare ogni esigenza.
Prendendo in considerazione tutti i vantaggi, ormai indubbi, che il sistema offre, non solo in caso di riscaldamento, ma anche di raffrescamento in estate, si può senz’altro ritenere che tali scelte saranno, nell’immediato futuro, molto più frequenti.
Infatti, se la spesa iniziale è ampiamente ammortizzata in tempi ragionevolmente brevi grazie al tangibile grande risparmio energetico, cresce, al contempo, anche la consapevolezza di una scelta che contribuirà ad un maggiore comfort abitativo.Senza considerare il fatto che questi sistemi non necessitano di manutenzione, in quanto i tubi sono privi di saldature e giunture e garantiti praticamente a vita dalle aziende produttrici.
Risparmio stimato in un anno: circa 284 euro / 545 Kg CO2 equivalenti

Installare un impianto fotovoltaico sul tetto
I consumi domestici di elettricità e calore in Italia causano l’emissione di circa 78 milioni di tonnellate di CO2 all’anno corrispondenti a 1278 kg procapite.
Le politiche energetiche attuate negli ultimi anni in Italia hanno potato ad una grande diffusione degli impianti fotovoltaici, alla creazione di una rete capillare di distributori di componenti ed impiantisti qualificati e, corrispondentemente, ad una progressiva riduzione dei costi di impianto.
L’installazione di pannelli complanari ai tetti non comporta problemi di sfruttamento del terreno o estetici ed anzi in taluni casi può essere felicemente integrato nelle strutture architettoniche (come nel caso dei pannelli vetro-vetro).
La producibilità degli impianti è fortemente influenzata dalla loro posizione geografica: si va dai 1150 kWh/anno prodotti per ogni kW installato di molte regioni del nord fino ai 1492 della Sicilia. La media italiana è di 1312 kWh/kW. Il database di
Ecoinvent quantifica in circa 0,717 kg la produzione di CO2 equivalente per ogni kWh di energia elettrica. In Italia si può quindi ottenere mediamente una mancata emissione di 941 kg/(kW*anno)
di CO2. Il costo di piccoli impianti (da 1 a 10 kW) chiavi in mano è di circa 1600 €/kW. Da metà del 2013 non è più possibile accedere ad incentivi del tipo Conto Energia ma per l’anno 2014 la legge finanziaria prevede la detrazione fiscale del 55%.
Considerando la producibilità media, un utente privato paga l’energia circa 0,2 €/kWh e nell’ipotesi che riesca ad auto-consumare tutta l’energia elettrica prodotta dall’impianto, si avrebbe un beneficio di 262 €/(kW*anno). L’investimento così si ripagherebbe in circa 3 anni.
Se invece ipotizziamo che si riesca ad auto-consumare solo metà dell’energia prodotta ed il resto venga immesso in rete e remunerato al prezzo minimo garantito (circa 10€/kWh), il beneficio economico sarebbe di 196,5 €/(kW*anno). L’investimento si ripagherebbe così in circa 3 anni e mezzo.
Risparmio stimato in un anno: circa 590 euro / 2820 Kg CO2 equivalenti

Installare pannelli solari termici
Il modo più semplice ed efficiente di sfruttare la radiazione solare per fini energetici è la produzione di calore con impianti solari termici. Semplificando, si tratta di semplici superfici captanti che trasferiscono calore ad un fluido termovettore. Si può in questo modo ‘generare’ calore per la produzione di acqua calda, riscaldamento o anche per processi industriali funzionanti
a temperatura medio-bassa. L’uso tipico dei pannelli solari termici rimane comunque la produzione di ACS (acqua calda sanitaria) ed è particolarmente favorevole in zone dal clima temperato e ben soleggiate come l’Italia.
La quantità di calore prodotta dipende, ovviamente, dalle condizioni climatiche e di esposizione della zona in cui si installa l’impianto ma anche dalle scelte progettuali e dalla frazione di fabbisogno termico che si vuole coprire. Con un impianto ben dimensionato si può ottenere un rendimento di impianto anche del 50-60% e si riesce usualmente a coprire circa il 60% del fabbisogno di ACS. Per i fabbisogni di una famiglia di 3 persone generalmente è sufficiente installare un pannello tra i 2 e i 2,5 m2, evitando l’emissione di circa 150 kg/anno di CO2 se si possiede una caldaia a gas e 160 per una a gasolio. Per effettuare il calcolo si è ipotizzata una temperatura dell’acqua di rete di 15°C, che l’acqua venga scaldata a 50°C, di fornire con il ST il 60% dell’ACS, che il rendimento della caldaia di integrazione sia 0,8 e che un kWh termico porti alla produzione di 0,202 kg di CO2 per il gas naturale e 0,267 kg per il gasolio (dati IPCC).
Il costo medio di un impianto solare termico di piccole dimensioni è di circa 700 €/m2; l’impianto per l’ACS di una famiglia di 3 persone costa quindi 1.500 € ed ha una durata superiore ai 25 anni. Con le stesse ipotesi del paragrafo precedente e distribuendo la spesa di realizzazione su 25 anni si può quindi avere un risparmio di 109 €/anno rispetto ad un impianto con caldaia a gas e di 137 €/anno rispetto al gasolio (considerando sempre il costo medio dei carburanti secondo il Ministero dello Sviluppo Economico).
Risparmio stimato in un anno: circa 110 euro / 150 Kg CO2 equivalenti

Coibentazione termica degli edifici: meno 30 kg di CO2/m2 anno
Un’analisi europea condotta al fine di fotografare il mercato del consumo di energia ha stimato come situazione rappresentativa italiana una media di 20.360.000 appartamenti aventi ciascuno una superficie media di 96,1 m2 e che necessitano di un fabbisogno di calore di 105 KWh/m2 (intendendo per fabbisogno di calore il calore che deve essere fornito all’ambiente riscaldato per mantenere la temperatura di progetto dello spazio riscaldato).

Tra le diverse tipologie edilizie esistenti, è stata adottato come “edificio campione” un edificio in linea con un fabbisogno di calore pari a 101,6 [KWh/m2], poiché meglio rispecchia la media nazionale sopra fotografata, aventi le seguenti specifiche:

Tipologia edificio: Edificio in linea
Fabbisogno teorico di calore: 101,6 KW/m2
Fabbisogno di energia reale (*) per il riscaldamento: 145,1 KW/m2
(*ipotizzando un rendimento medio stagionale dell’impianto di 0,7)

Nello specifico l’edificio preso in esame è un tipico edificio con pianta rettangolare composto da tre piani fuori terra e un piano interrato adibito a box e cantine; ogni piano è suddiviso in quattro appartamenti, con una superficie media di circa 102 [m2]. Intervenendo sulla coibentazione delle strutture opache dell’involucro edilizio (coperture, pavimenti, murature) mediante l’applicazione di materiali isolanti di tipo polimerico, caratterizzati da un basso coefficiente di conducibilità termica, è possibile ridurre i consumi energetici così come pure gli impatti ambientali derivanti.

È infatti possibile perseguire miglioramenti notevoli diminuendo la trasmittanza termica che compete alle diverse strutture opache, con il raggiungimento di un fabbisogno di calore di 20 [KWh/m2 anno], ottenendo un risparmio di 125,1 [KWh/m2 anno]. Nell’analisi in oggetto, è però stato preso come valoreobiettivo di riferimento un fabbisogno energetico di 50 [KWh/m2 anno], in quanto “ragionevolmente conseguibile” nella pratica reale e, secondo la classificazione della prestazione energetica di edifici di alcuni standard già in uso, rappresenta comunque un traguardo più che soddisfacente.

Considerando il gasolio come combustile di riferimento, si sono valutati i consumi di combustibile da cui si evince un ragguardevole risparmio a seguito degli interventi di isolamento: l’edificio riqualificato dal punto di vista energetico porta ad un risparmio di 9,32 Kg di gasolio al m2 per anno.

L’efficienza energetica così perseguita comporta, ovviamente, una ripercussione anche dal punto di vista ambientale, in quanto diminuendo il fabbisogno di energia necessario diminuisce la quantità di CO2 che viene immessa in atmosfera: le emissioni evitate per il caso preso in oggetto sono di 30,2 Kg di CO2 al m2 in un arco di tempo di un anno (si considera 1 l di gasolio = 2,7 Kg CO2 prodotta per cui 9,32 Kg di gasolio/m2 anno = 11,2 l di gasolio/m2 anno = 30,2 Kg di CO2/m2 anno).

Per quanto riguarda i risparmi economici, bisogna prima di tutto considerare i costi per i lavori di isolamento (di circa 6.500 €). Ammortizzati questi, e considerati i costi annuali per il riscaldamento sono di circa 800 €, si avrà un risparmio annuo di circa 600 €.

Risparmio stimato in un anno: circa 600 euro / 30,2 Kg CO2/m2 equivalenti

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Data pubblicazione: 20 aprile 2016