Anche in Italia sta crescendo il fenomeno della “”: dallo streaming musicale, al car sharing, ai giochi on line.

Come spiegato dal Movimento Difesa del Cittadino, che ha avviato da tempo un approfondito esame di questo nuovo mercato quanto alle tutele per i consumatori nell’ambito del progetto #E-consumer patrocinato dal MISE, si tratta di una serie di servizi e prodotti che non vengono acquistati in maniera definitiva ed esclusiva, ma offerti in abbonamento periodico a pagamento. Un segmento  dell’ e della stessa sharing economy.

Ma ad oggi quali garanzie hanno gli e-consumers in un settore on line in cui operano quasi esclusivamente multinazionali extra UE o con sede in Gran Bretagna senza alcuna sede in Italia? A chi possiamo rivolgerci quando dobbiamo fare un reclamo o semplicemente per segnalare un disservizio? A porsi questi interrogativi il Movimento Difesa del Cittadino che mette in guardia anche rispetto al fatto che milioni di millennials e minori, ogni volta che si registrano “gratuitamente” ai principali store come iTunes, Galaxy Apps, Google Play e Microsoft Store, diventano clienti di un sistema che traccia ogni loro acquisto, desiderio o curiosità, ignari di qualunque diritto a cominciare da quello alla privacy.

Per il Presidente nazionale dell’associazione di consumatori Francesco Luongo: “Il nostro paese rappresenta un mercato dall’enorme potenziale ancora inespresso a causa della diffidenza dei consumatori. Solo il 74% degli italiani che, secondo una recente ricerca, ha sottoscritto almeno un abbonamento a servizi on line, contro l’85% delle media europea ma il Codice del Consumo, con il diritto di ripensamento nei 14 giorni, non è neppure menzionato nella maggior parte dei siti, così come manca ogni  possibilità di inoltrare un reclamo tracciabile all’impresa che spesso ha sede all’estero in molti casi neppure indicata nella sezione contatti”.

La stessa Autorità Antitrust, dopo le denunce verso imprese estere, spesso si limita a comunicare che trasmetterà una informativa all’ Autorità nazionale di regolazione  senza intervenire sui casi denunciati come quello della società danese  One.com, che vende servizi per siti web ai consumatori, nel cui contratto non esiste ripensamento ed addirittura è scritto che l’unica legge applicabile ed il giudice competente sono quelli della Danimarca  e non di residenza del consumatore come previsto dal Codice del Consumo valido in tutta la UE.

I numeri sono impressionanti per il Movimento perché, in base alle ultime stime di Spazio Impresa, oltre la metà dei consumatori italiani avrebbe attivato tra 2 e 5 abbonamenti; il 59% dei consumatori utilizza l’addebito diretto sul conto corrente per la telefonia, e spesso anche il noleggio dello smartphone, i costi Adsl e della Tv Satellitare, da Sky a Netflix). Seguono i pagamenti per consumi di luce e gas (51%) e per liquidare le rate di polizze assicurative (30%).

Data pubblicazione: 03 ottobre 2017

 

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