In diminuzione le notifiche trasmesse nel 2012 attraverso il sistema di allerta rapido comunitario (RASFF): scendono a 3436, rispetto alle 3721 del 2011. Di queste 2821 hanno riguardato l’alimentazione umana, 325 l’alimentazione animale e 290 determinate dalla migrazione di materiali destinati a venire a contatto con gli alimenti. E’ quanto emerge dall’annuale rapporto realizzato dalla Direzione Generale per l’Igiene e la Sicurezza degli Alimenti e la Nutrizione,  consultabile sul sito del Ministero della Salute.

L’Italia, confermando il trend degli anni precedenti, è risultata il primo Paese Comunitario  per il numero di  segnalazioni inviate alla Commissione Europea: 517. Medesimo numero di notifiche, pari al 15% del totale anche dalla Gran Bretagna, seguono Germania (359), Francia (272), Spagna (241), Polonia (184) e Olanda (177).

Le Micotossine: il contaminante chimico più riscontrato nel 2012, si tratta di un composto tossico prodotto da diversi tipi di funghi in presenza di temperatura e umidità favorevoli. Generalmente entra nella filiera alimentare attraverso colture contaminate destinate alla produzione di alimenti e mangimi, principalmente di cereali Di seguito: residui di fitofarmaci,  e migrazioni da materiali destinati a venire a contatto con gli alimenti.  Per i contaminanti biologici e microbiologici, il maggior numero di notifiche di allerta riguardano la Salmonella, la Listeria monocytogenes   ed E. Coli. Confermando la generale diminuzione delle notifiche, risultano ancora decisamente rilevanti i casi per presenza di allergeni non dichiarati in etichetta.

Prendendo in esame la provenienza dei prodotti non confermi, la Cina si conferma il Paese Extracomunitario che  ha  ricevuto il maggior numero di  notifiche  (454 in diminuzione  del 20% rispetto allo scorso anno) seguono India e alla Turchia. Tra i Paesi europei troviamo la Spagna con 117 notifiche, la Polonia 115 e l’Italia 106.

Ma come funziona il sistema di allerta rapido comunitario (RASFF), quando e come vengono gestite le notifiche?  I fondamenti giuridici del sistema di allerta comunitario sono  la Direttiva, relativa alla sicurezza generale dei prodotti n.92/59/ CEE del Consiglio Europeo, recepita nel nostro Paese col Decreto Legislativo 115/95, e il Reg. CE178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare.

Il RASFF nasce per rendere noto in tempo reale i rischi diretti o indiretti per la salute pubblica connessi al consumo di alimenti o mangimi. La Commissione Europea, l’EFSA e gli Stati membri dell’Unione gestiscono le notifiche attraverso un sistema a rete. Il flusso delle allerte, attraverso apposite procedure di trasmissione on-line e utilizzo di specifica modulistica deve risultare il più tempestivo e completo possibile.

Nel caso in cui l’allerta determini, oltre al ritiro dei prodotti pericolosi per la salute umana o animale (mediante sequestro dei prodotti tramite l’intervento del Comando Carabinieri della Sanità e degli Assessorati Regionali), un  rischio grave ed immediato la procedura di emergenza può essere integrata con comunicati stampa. Le Asl territoriali informano i cittadini del rischio e delle modalità di riconsegna del prodotto pericoloso.

Questo sistema è la risultante dei gravi casi di emergenza alimentare degli anni ’90 ed ha determinato un sistema di tracciabilità e rintracciabilità degli alimenti, in particolar modo una vera “carta di identità” per le carni bovine, essendo allora le protagoniste dell’epidemia Encefalopatia Spongiforme. Oggi, alla luce dei casi di carne equina non dichiarata in etichetta,  il sistema nella sua piena funzionalità, riuscirà a produrre ulteriori passi a tutela dei consumatori?

A cura di Elena Franci

Data pubblicazione: 27 febbraio 2011