Le nostre abitudini, i nostri stili, sono in qualche modo cambiati, sono stati condizionati dalle tante pressioni esterne. In primis ne ha risentito la sfera alimentare e in conseguenti consumi. Ricerche e numeri discussi a “TuttoFood” raccontano.

La recente ricerca Fipe-Confcommercio ha riportato che oltre 12,4 miliardi di euro sono stati bruciati negli ultimi cinque anni. Si tratta della cifra che corrisponde ai tagli alla spesa da parte delle famiglie italiane (9,6%).

I dati sono stati portati e presentati a “TuttoFood“, la fiera internazionale sull’alimentazione che si è tenuta a Milano dal 19 al 22 maggio, per far si che i partecipanti fossero non solo informati, ma potessero aprire gli occhi su quanto stesse investendo il mercato alimentare e tutto ciò che vi ruota intorno.

I singoli stili di vita restano determinanti in ambito di consumi ed alimentazione. Due italiani su dieci dovranno pranzare fuori casa favorendo così bar, ristoranti, pub o mense, ma anche restando sul posto di lavoro e consumando un pranzo portato da casa. Proprio quest’ultima opzione risulta, ad oggi, essere in seconda posizione subito dopo le vincitrici mense. Infine ci sarebbe anche chi, nella celebre pausa pranzo, corre al primo supermercato utile per rifornirsi.  Altro dato importante da non sottovalutare e che ha preso piede sempre più rapidamente è il seguente: uomini e donne preferiscono come pasto principale la cena, piuttosto che il pranzo e, sempre stando alle ricerche, si conferisce maggiore importanza alla colazione mattutina.

Tutto sommato il fattore crisi ha inciso congiuntamente ai ritmi frenetici di ciascun italiano. Se da un lato, un po’ per causa di forza maggiore, siamo costretti a non poter rinunciare al pasto fuori casa, dall’altro con l’avvento della crisi ancora in atto cerchiamo la soluzione migliore per non spendere tanto dovendo consumare il pranzo fuori casa almeno 5 giorni su 7.

Crisi, ritmi frenetici e conseguente mancanza di tempo sono i tre fattori importanti che hanno modificato in maniera propedeutica le nostre abitudini alimentari. Se i dati riportano che uomini e donne consumano a casa, rivalutandole, colazione e cena, è vero che sono diminuite anche le ore che dedichiamo ai fornelli per la preparazione di un pasto “completo”. Le stime numeriche infatti riportano che non oltre un’ora è il tempo massimo trascorso in cucina.

Adesso, però, facciamo un passo indietro rapidamente. Anche prima dell’avvento dell’epoca crisi gli stili alimentari risultavano essere cambiati. Tanto è vero che le ricerche hanno posto in evidenza lo scomparire dei primi piatti, probabilmente- se non addirittura soprattutto-, per i costanti ritmi frenetici cui i più sono costretti tutti i giorni lavorando fuori casa. Dunque: pane, cereali e prodotti dolciari, unitamente alle bevande hanno preso il sopravvento alla carne, al pesce, latte e formaggi, uova.

Sarebbe opportuno non dimenticare che comunque gli italiani si considerano buongustai. Per cui, anche in tempi di magra, quando si tratta di dover mangiare di qualità, l’italiano medio a quanto pare non bada a spese. In percentuali, il 53,3% della nostra popolazione spende molto in gastronomia.

Nello specifico vengono prediletti cibi come pane, pasta, riso, carni bianche e frutta, nonostante quest’ultima risulti in leggero calo rispetto all’anno 2006. Tra gli alimenti meno prescelti c’è il formaggio.

Di conseguenza anche nel settore della ristorazione ci sono delle grandi novità in tempi di crisi. Alla fiera “TuttoFood” di Milano si è parlato anche del settore ristorazione in relazione ai prodotti surgelati, con un dibattito intitolato “Oltre l’asterisco. Il vissuto del surgelato nella ristorazione”. Vox populi definiscono tali alimenti inferiori rispetto a quelli freschi, ovviamente parlando in termini di qualità. Ebbene trattasi di semplici voci di corridoio. Difatti la conferenza tenutasi a Milano ha voluto informare il consumatore con il preciso scopo di poterlo mettere nelle condizioni di scegliere in maniera consapevole ed autonoma cercando di lavorare sulla cultura del prodotto surgelato. Il famoso asterisco che troviamo all’interno dei menù che indica il prodotto surgelato, si è cercato di spiegare di non vederlo come valore negativo e quindi volto a sminuire il prodotto, bensì si è voluto puntare alla comprensione di quanto sia importante utilizzare questo tipo di alimenti, i surgelati appunto, affinchè si rispettasse una certa prassi igienica. Ad esempio, per chi lavora con il pesce crudo dovrebbe essere quasi un obbligo utilizzarlo o, per tutte quelle attività che vivono di alti e bassi, onde evitare sprechi a causa delle difficoltà di approvvigionamento, sarebbe saggio ricorrere ai prodotti surgelati per una migliore organizzazione del lavoro.

Ebbene, oltre ai già menzionati prodotti da forno, sono da inserire nella liste alimentari anche i prodotti surgelati, che nella vita di tutti i giorni sono una risposta positiva la fattore crisi ed in più  facilitano la preparazione di un pasto, soprattutto se si tratta di una. A quanto pare senza rinunciare alla qualità.

Tutto sommato si cercano espedienti rapidi, che non ci complichino la vita culinaria, nonostante restiamo un popolo dal palato sopraffino che, anche in tempi di restrizioni in ambito alimentare, comunque non rinuncerebbe ad un gustoso boccone.

A cura di Annalisa Ucci

Data pubblicazione: 27 maggio 2012