A Lussemburgo per Consiglio #Ambiente Ue, ribadisco NO Italia a #Ogm. Partita da vincere, come quelle di#Brasil2014″. E’ il tweet pubblicato dal Ministro dell’ambiente Gianluca Galletti durante il Consiglio dei Ministri UE che ha approvato l’accordo sugli OGM, dopo circa 4 anni di dibattiti: secondo l’accordo gli Stati membri sono liberi di coltivare o vietare (parzialmente o completamente) gli organismi geneticamente modificati sul loro territorio. Ma la partita non è chiusa perché l’ok definitivo dovrà darlo il nuovo Parlamento Europeo.

Più in dettaglio, la nuova Direttiva approvata oggi prevede che, durante la fase istruttoria coordinata dall’EFSA sulla richiesta di introduzione sul mercato europeo di un prodotto OGM da parte di una impresa, lo Stato membro possa chiedere all’impresa l’esclusione del proprio territorio dalla fase della “coltivazione”. Nel caso in cui nessun accordo fosse raggiungibile con l’impresa su detta limitazione geografica, lo Stato Membro è autorizzato ad assumere un proprio provvedimento di divieto o limitazione della coltivazione, motivandolo anche con ragioni di politica agricola. È previsto, in tal caso, un esame da parte della Commissione europea sul contenuto del provvedimento, esame che dovrà comunque esaurirsi in un periodo di 75 giorni, cessato il quale lo Stato Membro potrà procedere unilateralmente, recependo o no le osservazioni della Commissione. Lo Stato Membro può attivare analoga procedura anche per i prodotti OGM già autorizzati a livello comunitario (come ad esempio il mais MON810), entro il termine di sei mesi dall’entrata in vigore della nuova Direttiva. Soddisfatto il ministro Maurizio Martina: ““L’intesa raggiunta – ha sottolineato il Ministro – introduce la necessaria flessibilità che consente agli Stati membri di decidere in merito alla gestione della propria agricoltura, permettendo di vietare o limitare la coltivazione degli OGM nel proprio Paese. Il compromesso evidenzia, nonostante il diverso approccio di alcuni Stati Membri, la volontà generale di superare i problemi legati al sistema vigente. Ribadisco – ha aggiunto il Ministro Martina – l’importanza di un’adozione rapida della Direttiva, auspicando che il relativo iter possa concludersi durante il semestre di Presidenza italiana, quantomeno con il raggiungimento dell’accordo politico nella fase della co-decisione con il nuovo Parlamento europeo”.

Non potevano mancare le critiche degli ambientalisti, che da anni si battono contro la contivazione di OGM. Secondo Greenpeace e Slow Food il testo attuale della cosiddetta “ri-nazionalizzazione” degli OGM rischia di trasformarsi in una trappola per i Paesi che non vogliono gli OGM. “Il testo presentato dalla Grecia dà poche garanzie di reggere in sede legale. Quei Paesi, come l’Italia, che vogliono dire no agli OGM sarebbero esposti alle ritorsioni legali del settore biotech” dichiarano Greenpeace e Slow Food. Un’altra preoccupazione le aziende biotech che, in base al testo dell’accordo, avrebbero un ruolo formale nel processo di messa al bando della coltivazione di OGM.

Inoltre questo testo impedisce agli Stati membri di utilizzare le motivazioni legate ai rischi per salute e l’ambiente derivanti da colture OGM per limitarne la coltivazione a livello nazionale.

Il Parlamento Europeo si era già espresso nel 2011 sulla bozza di legge per la “ri-nazionalizzazione” e aveva concordato un quadro giuridico molto più robusto per i divieti nazionali agli OGM, che permetteva agli Stati membri di vietarne la coltivazione anche per problemi di carattere ambientale, al fine di evitare problemi legati allo sviluppo di erbe infestanti resistenti agli erbicidi, agli effetti negativi della coltivazione di OGM su animali e piante e nei casi in cui mancano dati sufficienti sugli effetti degli OGM in determinati ambienti naturali.

Ora il nuovo Parlamento europeo dovrà esprimersi in seconda lettura sull’accordo di oggi. Greenpeace e Slow Food chiedono ai parlamentari di rafforzare la legge norma sulla ri-nazionalizzazione per garantire reale solidità giuridica alle iniziative di quegli Stati membri che intendono vietare la coltivazione di OGM sul proprio territorio. “Il semestre della Presidenza italiana del Consiglio UE, che inizierà a luglio, deve essere l’occasione per affermare un ruolo da protagonista del nostro Paese per salvaguardare agricoltura, ambiente ed economia italiana dai pericoli degli OGM” concludono le due associazioni.

 

Fonte: Help Consumatori

Data pubblicazione: 16 giugno 2014