Impedire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata; conservazione e uso sostenibile di risorse ed ecosistemi. Questi i principali obiettivi prefissati e perseguiti dai paesi membri appartenenti all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), durante cinque anni di negoziati che hanno portato all’approvazione delle “Linee guida volontarie per il comportamento degli Stati di bandiera (“Le Voluntary Guidelines for Flag State Performance”).

Il documento che verrà presentato, per l’approvazione finale, nel giugno 2014 durante la prossima sessione della Commissione Pesca della Fao, individua nella maggiore cooperazione tra i Paesi di bandiera ed i Paesi costieri una risorsa fondamentale per incoraggiare il rispetto delle norme internazionali. Viene indicata altresì la necessità di valutare il comportamento dei singoli Paesi e stabilire precisi criteri per tale valutazione. In quanto risulta fondamentale apportare maggiore assistenza ai paesi in via di sviluppo che non potrebbero avere l’assetto istituzionale o il know-how tecnico necessari, o altresì fornire sostegno agli Stati che potrebbero non avere le necessarie motivazioni per investire risorse nell’attuazione dei loro doveri nell’ambito delle leggi internazionali che regolano la pesca.

Alla Fao è demandato il compito di monitoraggio del rispetto delle linee Guida, di sostegno e rafforzamento delle istituzioni per assicurare controlli adeguati e sorveglianza delle imbarcazioni e pescherecci. La stessa Fao trasmetterà le valutazioni e i risultati al Comitato Pesca della FAO
(COFI) unico forum mondiale intergovernativo per la discussione delle principali questioni relative a pesca e acquacoltura a livello internazionale. Lo stesso Cofi esprime raccomandazioni ai governi, agli organismi regionali, alle ONG e a tutta la comunità internazionale.

A livello internazionale si è arrivati a questo importante documento per impedire, la pesca illegale non dichiarata e non regolamentata (IUU). Usando le parole espresse da Árni Mathiesen vice direttore generale della Fao della divisione pesca e acquacoltura: “Tutti dobbiamo fare i conti con la sostenibilità delle risorse, e lavorare insieme per  dare un importante contributo alla conservazione e all’uso sostenibile di preziose risorse ed ecosistemi”. E nel “Mare nostrum”? Il problema del sovra sfruttamento dei mari viene gestito in qualche modo?

Con un decreto (n.422 del 28.02.2013) n. 422 il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF) ha vietato per l’intero mese di marzo la pesca del Pesce Spada in considerazione dei rilievi critici emersi. Tale sospensione si va ad aggiungere a quella già prevista per i mesi di ottobre e Novembre di ciascun anno.

All’indomani dell’emanazione del provvedimento lo stesso Mipaaf, ha puntualizzato che la decisione proviene da indicazioni dell’Iccat (Commissione internazionale per la protezione dei tonnidi dell’Atlantico) del novembre 2011, alle quali ha fatto seguito una lettera della Commissione europea indirizzata al Segretario esecutivo del Comitato internazionale per comunicare il fermo supplementare dal 1° al 31 marzo.

Il nostro Ministero ha concluso quindi che il provvedimento è espressione dell’osservanza dell’art. 261 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea per cui le raccomandazioni, in questo caso in materia di sfruttamento dei mari, adottate nell’ambito di organizzazioni internazionali sono vincolanti per gli Stati membri.

A cura di Elena Franci

Data pubblicazione: 14 marzo 2012