Lo scandalo della carne equina ha raggiunto dimensioni inaspettate sia dal punto di vista geografico che per il numero di marche coinvolte. L’impressione per i consumatori è che tutti i preparati con carne macinata in ripieno siano a rischio. D’altra parte, a fronte di rassicurazioni delle istituzioni e delle aziende ogni giorno arrivano sempre più numerose le scoperte di presenza di carne di cavallo illecitamente presente in prodotti ripieni. Ancora più sconcertante la notizia della presenza (non in Italia) del farmaco fenilbutazone in alcuni campioni analizzati, a conferma che alla frode merceologica si affianchi un attacco alla salute dei cittadini. Il medicinale in questione è infatti un potente antinfiammatorio impiegato nei cavalli da corsa, non destinati all’alimentazione umana.

Come afferma dottoressa Maria Caramelli, Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico di Torino, “Si tratta di una gigantesca contraffazione alimentare, diffusa in tutta Europa e favorita dalla globalizzazione delle materie prime. Si oscilla tra la frode alimentare e il rischio sanitario, poiché si sospetta che i cavalli utilizzati per fare il ragù fossero stati sottoposti a trattamenti chimici illeciti con antinfiammatori”. Intanto presto avremo anche il parere dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e all’Agenzia europea per i medicinali (EMA) interpellate dalla Commissione Ue per una valutazione congiunta dei rischi per la salute umana derivanti dalla presenza di residui del farmaco fenilbutazone nella carne di cavallo. I due istituti dovranno fornire la loro consulenza entro il 15 aprile 2013. “Le agenzie – si legge in una nota EFSA – prenderanno in considerazione sia il rischio associato al consumo della stessa carne equina sia quello derivante da altri prodotti adulterati con carne equina. Alle agenzie è stato chiesto di raccomandare, se del caso, la necessità o meno di misure supplementari di controllo per ridurre al minimo qualsiasi rischio individuato”.

Inefficace sembra invece il sistema di comunicazione di molte aziende coinvolte che, dopo lo scandalo, rassicurano sul fatto che i lotti attualmente in commercio siano sicuri e controllati con tanto di sottolineatura in etichetta che il contenuto del ripieno sia di sola carne bovina. Eppure il poter mangiare dei cibi sicuri (e quindi non contenenti sostanze vietate come il fenilbutazone) e corrispondenti a quanto dichiarato in etichetta dovrebbe essere un prerequisito di tuttI gli alimenti. In altri casi le aziende hanno affermato di innalzare il controllo qualità: forse si intendeva sicurezza, perché mangiare carne di cavallo (con il dubbio sia proveniente dal circuito illegale dei cavalli da corsa) inconsapevolmente credendo di consumare carne bovina non significa consumare un prodotto di scarsa qualità, bensì fuori legge!

In questo contesto è necessario riconquistare la fiducia dei consumatori italiani ed europei nei confronti dell’industria alimentare e del sistema dei controlli. Non bastano le rassicurazioni, troppo spesso smentite dai media a poche ore di distanza. Tanto meno è sufficiente che le marche coinvolte puntino il dito contro i loro fornitori dai quali si dichiarano ingannate. La realtà è che nel sistema di autocontrollo, come nei controlli istituzionali stessi, qualcosa non ha funzionato. Ed è qui che è necessario intervenire, cercando di individuare le responsabilità e colmando le falle del sistema.

A cura di Silvia Biasotto

Data pubblicazione: 14 marzo 2012