Prosegue la campagna , lanciata dal Movimento Difesa del Cittadino per denunciare lo scandalo della moltiplicata indebitamente anche sulle pertinenze dell’abitazione da molti Comuni pasticcioni.

E proprio ieri è stata pubblicata l’attesa Circolare n. 41836/17 del Ministero dell’Economia che Conferma l’illegittimità del calcolo effettuato da molti Comuni sulla applicazione della “quota variabile” del tributo in violazione del DPR n. 158/99 dando il via libera alle istanze di rimborso dei cittadini a partire dal  2014 anno in cui la TARI è stata istituita dalla Legge n. 147/13 art 1, comma 639.

Secondo la Circolare “con riferimento alle pertinenze dell’abitazione appare corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica. Un diverso modus operandi da parte dei comuni non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell’utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l’importo della TARI”.

“Il Ministero purtroppo non ha dato istruzioni ai Comuni relativamente a rimborsi automatici o a compensazioni con le prossime annualità del tributo, il cui versamento della seconda rata in molti comuni scade proprio in questi giorni”, spiega il Presidente Nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo, “quindi saranno i contribuenti interessati a riavere quanto indebitamente pagato a dover necessariamente presentare apposita istanza. Per farlo potranno rivolgersi ai nostri Sportelli SOS TARI, in cui riceveranno tutta l’assistenza necessaria per difendersi da questo incredibile abuso, rintracciabili attraverso il nostro sito web www.difesadelcittadino.it“.

La domanda di rimborso dovrà essere presentata al Comune in cui è ubicato l’immobile ovvero alla società che gestisce i , qualora sia quest’ultima ad emettere gli inviti di pagamento, entro 5 anni dal giorno del versamento. A seguito dell’istanza il Comune avrà 90 giorni per rispondere e comunque 180 per provvedere alla liquidazione delle somme.

E’ dovere dell’ente impositore controllare anche i versamenti indebitamente eseguiti dai contribuenti e di restituire le somme incassate senza giusta causa (circolare ministeriale n. 177/E/2000; Corte Costituzionale, sentenza 332/2002 e ordinanza 430/88; Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 9604/2000; sezione I civile, sentenze 2575/90 e 4878/88).

In caso di risposta negativa da parte dell’Ente Locale si aprirà inevitabilmente la strada del contenzioso innanzi la Commissione Tributaria Provinciale con ricorso da depositarsi entro 60 giorni dal ricevimento del diniego. In proposito il Movimento Difesa del Cittadino monitorerà attentamente l’operato dei Dirigenti comunali dei settori tributi, ricordando che l’omessa  risposta ai contribuenti e le spese legali a carico degli Enti per i rimborsi ottenuti dai contribuenti in sede giudiziaria rappresenteranno una evidente omissione di atti di ufficio ed una responsabilità contabile suscettibile di azioni sia in sede penale e dinanzi la Corte dei Conti.

MDC ricorda anche che i Comuni in cui l’errore di calcolo è imputabile a disposizioni contenute nel Regolamento TARI dovranno immediatamente modificarlo al fine di renderlo conforme alla norma quanto al calcolo della quota variabile in modo unitario.

Il Movimento Difesa del Cittadino lancia comunque ad ANCI la proposta di attivazione di un Tavolo istituzionale con le associazioni dei consumatori per garantire la massima trasparenza, uniformità e rapidità nella restituzione delle somme e la predisposizione di un nuovo Regolamento TARI a norma da proporre quale modello per le amministrazioni locali.

Data pubblicazione: 21 novembre 2017

 

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