Nel dibattito pubblico di queste settimane si discute quasi esclusivamente di riforma penale, nel mentre è preoccupante il silenzio che accompagna la riforma della giustizia contabile, che incide in modo diretto e immediato sulle finanze pubbliche e, dunque, sulle tasche dei cittadini.
La nuova legge n. 1/2026 introduce un limite massimo del 30% alla condanna risarcitoria per danno erariale causato da amministratori pubblici. Questa previsione non è un dettaglio tecnico, ma una scelta politica precisa, dalle conseguenze economiche immediate per i cittadini: anche quando il danno all’erario venga pienamente accertato, l’amministratore responsabile potrà essere chiamato a risponderne solo in misura largamente minoritaria.
“Occorre dirlo con chiarezza, senza formule attenuanti: il danno che non viene pagato dall’amministratore non viene cancellato, ma viene trasferito sulla collettività – afferma il vicepresidente del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) Peppino Nuvoli – Quel residuo di danno resta nei conti pubblici e viene coperto attraverso la fiscalità generale, il taglio dei servizi essenziali o l’aumento del debito. In ogni caso, a pagare sono i cittadini”.
Con il tetto del 30% il legislatore ha dunque introdotto una vera e propria socializzazione legale dei danni erariali. Il rischio economico dell’azione amministrativa viene scaricato sui contribuenti, mentre l’amministratore pubblico che ha causato il danno conserva una responsabilità patrimoniale fortemente attenuata. È un ribaltamento del principio di responsabilità che dovrebbe governare la gestione della cosa pubblica.
Il cittadino subisce un duplice pregiudizio: paga come contribuente per coprire il danno non risarcito e paga come utente di servizi pubblici peggiorati o rinviati. Il tutto senza aver tratto alcun beneficio dalle scelte che hanno generato quel danno e la responsabilità rischia di diventare puramente formale.
“È ancora più grave che ciò avvenga in una fase storica in cui la gestione delle risorse pubbliche, anche in relazione all’attuazione del PNRR, richiederebbe controlli rigorosi e responsabilità effettive – conclude Nuvoli – Eppure, mentre l’attenzione pubblica resta concentrata quasi esclusivamente sulla responsabilità penale, si consuma nel silenzio un arretramento significativo della tutela dell’erario”.