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L’evento “Quello che butti parla di te”, iniziativa promossa dal Movimento Difesa del Cittadino (MDC) nell’ambito del progetto “Passepartout per consumatori intelligenti”, finanziato dal MIMIT – Art. 148 – Legge 388/2000 – D.D. 12 maggio 2025, si è svolto ieri presso la Biblioteca di via Ugo Inchiostri, 114 a Roma. L’incontro, realizzato in collaborazione con La Vigna APS, ha affrontato i temi della sostenibilità, del riciclo tessile, del consumo consapevole e dell’economia circolare, con gli interventi di Antonio Longo, Deborah Lucchetti, Alessandra Gallo e Alessandro Maiocchi.

Nella sua Relazione iniziale, Alessandro Magliocchi, esperto di post-consumo e sostenibilità, ha affermato: “Le indagini su consumo e rifiuti evidenziano che i consumatori percepiscono i propri rifiuti, in particolare organici, in controtendenza con i dati reali, come di scarsissima entità. La sottostima media tra rifiuti prodotti percepiti e rifiuti prodotti effettivi è compresa tra il 40% e il 60%”.

“Il riuso e il riciclo non sono soltanto una scelta ambientale, ma una necessità economica e sociale”, ha dichiarato il presidente MDC Antonio Longo. “Ad esempio ogni anno milioni di tonnellate di abiti usati provenienti dai Paesi occidentali finiscono nelle discariche a cielo aperto di Paesi più poveri, con effetti devastanti sull’ambiente e sulle comunità locali. Il modello del fast fashion produce enormi quantità di rifiuti e spreco di risorse: servono consumi più responsabili e una vera economia circolare”, ha aggiunto Longo.

 

Alessandra Gallo e Deborah Lucchetti hanno approfondito il tema dei rifiuti tessili, la prima sottolineando la necessità di una maggiore consapevolezza nella gestione degli abiti usati, la seconda ha presentato le iniziative del progetto internazionale Cleanclothes, per una giusta transizione dalla fast fashion alla just fashion.

Secondo i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente, nel 2022 il consumo medio di prodotti tessili per persone nell’UE ha richiesto 323 metri quadrati di terreno, 523 kg di materie prime, 12 metri cubi di acqua, causando l’equivalente di 355 kg di emissioni di CO2. Si stima, secondo l’UE, che la produzione tessile sia responsabile di circa il 20% dell’inquinamento globale dell’acqua potabile a causa dei vari processi a cui i prodotti vanno incontro, come la tintura e la finitura, e che il lavaggio di capi sintetici rilasci ogni anno 0,5 milioni di tonnellate di microfibre nei mari. In media, questo ha comportato la riduzione del ciclo di vita dei prodotti tessili: i cittadini europei consumano ogni anno quasi 26 kg di prodotti tessili e ne smaltiscono circa 11 kg. Gli indumenti usati possono essere esportati al di fuori dell’UE, ma per lo più vengono inceneriti o portati in discarica (87%).